14 dicembre 2009

L'uomo nero

di Ferdinando Carcavallo

Nel complesso "L'uomo nero" mi è parso un film mediocre e molto (ma molto) civettuolo. La musica di Nicola Piovani, che cita se stesso nelle note de "La vita è bella", Sergio Rubini capostazione che cita se stesso nel suo esordio registico, una Puglia cinematografica indistinguibile dalla Sicilia di Tornatore, il continuo alternare di flashback infanzia-vecchiaia, come se tra queste stagioni della vita i personaggi fossero rimasti ibernati, la fanno da padrone in tutta la prima metà del film. A inizio secondo tempo, dopo questo lungo prologo, inizia il vero e proprio film in cui non si può non notare la bravura - e la crescente bellezza - di Valeria Golino (unico elemento rilevante).
Il tema trattato dal regista/attore pugliese è ancora quello dell'arte ("Colpo d'occhio") e della famiglia ("La terra") e l'elemento surreale (tipico di una parte della produzione di Rubini), che solitamente dovrebbe allegerire e dare un tocco di poesia a storie ordinarie, stavolta sembra davvero fuori luogo, deviante e direi - a volte - irritante.
Nulla di originale, nemmeno una inquadratura. Dall'inizio alla fine si ha l'impressione di vedere qualcosa di vecchio, di superato. La sequenza finale con il commiato davanti il cancello del cimitero ci ricorda Rubini attore in "Mortacci" di Sergio Citti in cui l'eroe creduto morto tornava al paese e veniva costretto a morire davvero per salvare l'economia della cittadina.
Ecco, forse è quello che sta succedendo al Cinema Italiano (almeno quello "riconosciuto di rilevanza culturale ed artistica") che si considera morto e non sa fare altro che autocitarsi ricordardando i tempi che furono.

1 commenti:

piepalmi ha detto...

Sono pugliese, e ti posso assicurare che la Puglia è molto simile alla Sicilia. Le zone della Murgia, ove il film è ambientato, i paesi, le chiese e i palazzi barocchi, sono quasi identici agli omologhi che trovi nelle province di Ragusa e Siracusa.

Per i non pugliesi sembra un film come tanti di Rubini, quasi inferiore.

Per chi come noi, invece, ha vissuto l'invidia della gente di paese, è un ritratto eccezionale della Puglia, regione stupenda, ove la gente emigra per sentirsi libera dai pregiudizi