19 novembre 2007

Il nascondiglio

di Ferdinando Carcavallo

Va detto che se Pupi Avati avesse ambientato questa storia di casa maledetta nella campagna emiliana avremmo avuto un gioiellino simile a "La casa delle finestre che ridono". Ma chi sono io, in fondo, per poter criticare la scelta di un simile maestro?
Pupi Avati ha realizzato un film americano. Americana la storia, la location e la lingua parlata dagli attori (ottimamente doppiati, però). Per quanto, d'italiano ci sono la giunonicità della Morante e i giochi di chiaroscuro che ricordano molto gli spaghetti horror di Bava, lo stesso Avati e Lucio Fulci.

La storia de "Il nascondiglio" prosegue senza particolari colpi di scena. Un film di genere che rispetta al 100% i suoi canoni evitando qualsiasi deriva autoriale o di modernità. E questo, fondamentalmente, non è un male, soprattutto grazie al grande lavoro di regia compiuto che, se non ci regala virtuosismi di camera, certamente ci coccola con inquadrature suggestive e tagli che due o tre salti dalla sedia te li fanno fare.

La contemporaneità dell'uscita del film di Avati con l'ultimo lavoro di Dario Argento ci offre la possibilità di notare l'evoluzione del genere horror (nel caso di Avati samo più sul racconto del terrore) nel nostro cinema. In passato gli stili dei due registi si erano molto avvicinati. Penso, ad esempio, a Zeder di Pupi Avati (era il 1983) la cui componente di giallo ricordava molto "Quattro mosche di velluto grigio" e "Tenebre". Col tempo Avati ha sperimentato la commedia sentimentale, il dramma, il jazz e quant'altro, mentre Argento, specializzandosi nel contesto giallo horrorifico, è arrivato alla saturazione/sublimazione isterica dell'ultima Terza Madre, accentuando le componenti violente del genere. Avati, per il suo ritorno all'horror, ha preferito rimanere fedele al suo stile senza concedere nulla alla evoluzione del genere, per cui si potrà trovare questo film un po' datato, ma pienamente fascinoso e sicuramente apprezzabile per la sua genuinità.

2 commenti:

ava ha detto...

ce l'avessimo nella campagna emiliana un gioiellino come Snakes Hall! ;-)

interessante il tuo parallelo tra il differente percorso di argento e avati

Anonimo ha detto...

Ho visto il film... bene, ben strutturato. E' un horror italiano, nostante l'ambientazione. Sono contento, perchè essendo un appassionato del genere horror, mi piace assai che in Italia ci sia qualcuno che ne parli e ne produca. A tal proposito, mi piace segnalare il sito di uno scrittore horror e thriller italiano, si chiama Fabio Monteduro e scrive cose spaventose e molto interessanti. Per gli amanti del genere è una piccola chicca: www.fabiomonteduro.altervista.org non resterete delusi
Carmine