21 giugno 2007

Napoli film festival: bilanci e distrazioni

di Ferdinando Carcavallo

Positivissimo il bilancio della nona edizione del Napoli Film Festival consclusosi ieri al cinema Filangieri. Molti gli ospiti illustri, e per fortuna molti italiani come è giusto che sia. Interessantissimi gli interventi dei Fratelli Coen, la retrospettiva su Ozpetek, le iniziative annunciate da Michele Placido e i programmi della kermesse per il futuro come il sodalizio con il Comicon (ma a proposito, non si era detto che lo si voleva portare via da Napoli?).
Eppure qualcosa è mancato a questo festival, e quasi mi vergogno a dirlo. E' mancato qualche nome tra i tanti celebrati, sia a proposito del cinema italiano che della città che ha ospitato la rassegna. E' passato di mente agli organizzatori che qui, quaranta anni fa, è morto un attore di nome Totò che ad oggi è il più grande rappresentante del cinema comico italiano di tutti i tempi oltre ad essere l'ultima icona orgogliosa della città di Napoli.
Cambiando decisamente livello, poi, magari valeva la pena anche ricordare un altro personaggio scomparso da poco che, piaccia o no, ha rappresentato a pieno un sottogenere cinematografico italiano. Mario Merola negli anni '70 e un po' di '80 è stato protagonista di una ventina di film popolari di successo locale ma non solo. Non dico una restrospettiva con tavola rotonda su Napoli serenata calibro 9 o Carcerato, ma almeno un applauso a Marittiello lo potevamo fare. Ci fosse stato Tarantino, lui l'avrebbe sicuramente ricordato.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Daccordo per quanto riguarda Totò, visto che questo quarantennale sta passando nella quasi totale indifferenza. Per Merola, però, non credo sia opportuna una rievocazione. I suoi film erano semplicemente delle trasposizioni di sceneggiate già di per se decadenti, e quindi episodi trascurabili, almeno in un contesto cinematografico. Magari in un ambito musical popolare possono avere una valenza.

Anonim Man

Kinemazone ha detto...

Permettimi, signor anonimo, di non essere daccordo.
Il fatto che quei film fossero dei prodotti popolari e magari brutti (non tutti, te l'assicuro) non significa che bisogna ignorarli o addirittura negarne l'essenza stessa di film. Quello di Merola era un cinema iconografico, spesso anche troppo compiacente verso l'ambiente malavitoso in cui spiccava la figura del guappo buono e del camorrista dal cuore d'oro, figure inesistenti e contraddittorie. Ma si tratta comunque di cinema, una sorta di mafiaxploitation criticabile se non addirittura biasimabile, ma pur sempre espressioni artistiche di un particolare contesto sociale e (sub)culturale.

snaut ha detto...

Se non ricordo male qualche anno fa vennero già proiettati alcuni film con Totò al NFF.
Celebrare i 40 anni avrebbe però richiesto più di una sola proiezione, molto di più per un Festival che quest'anno ha cmq dimostrato dei buoni (grandi) numeri. Spetterà semmai alla Festa di Roma organizzare un grande evento.


Mario Merola lo trovo invece piuttosto fuori luogo: o il NFF cerca di costruirsi una propria importanza o si dà alla retrospettiva da cinema riconciliante. Per altro non ci sarebbe nemmeno bisogno di proiezioni od ospitate d'onore per Merola che è già popolare, anzi Popolare.

Kinemazone ha detto...

Concordo che il NFF migliora sempre ogni anno.

Noodles ha detto...

Dimenticarsi di Totò è stato gravissimo. Siamo ancora oggi a sottovalutarlo? Nonostante i vari proclami di revisione e di ritorno sulle proprie parole anche di critici che l'avevano massacrato in vita...