12 marzo 2007

C'è un grande passato nel nostro futuro

di Ferdinando Carcavallo

Tutto è iniziato con i mockumentary, i falsi documentari come Blair Wich Project, film che ha dato via ad un filone sterminato che passa dall'Italiano Il mistero di Lovecraft fino ai recentissimi Morte di un presidente e Borat!. Ma se la moda è scoppiata in questi anni, pero', il genere non nasce certo oggi, in quanto nel passato si trovano ottimi esempi come Zelig di Woody Allen (irragiungibile) e il musicale This is the Spinal Tap.
A parte ciò, il falso cinematografico impazza nelle sale con un'altra variante, quella del film antichizzato, con un Grindhouse che finge di essere degli anni '70 ed Intrigo a Berlino che si tuffa nei gloriosi '50. Anche qui non siamo proprio ad un'invenzione. Il mistero del cadavere scomparso, seppur in chiave parodistica, e ancora il genio di Allen di Ombre e Nebbia facevano qualcosa di simile nei soliti anni '80, ma mentre allora si trattava di esperimenti quasi ludici, oggi il gioco sembra essere diventato un vizio.
Credo che il fenomeno, assieme alla fastidiosissima febbre dei remake, sia un segnale di un certo empasse nella creatività del cinema. Gli effetti speciali, le techiche di post produzione e il montaggio digitale hanno raggiunto un livello di affidabilità e credibilità tale che per sconvolgere (o meglio sorprendere) il pubblico paradossalmente è più facile mostrargli qualcosa che ha già visto e dimenticato che sottoporgli visioni futuristiche.
Guardarsi indietro non fa mai male, questo è sicuro, ma a patto che non ci si limiti soltanto all'estetica cinematografica e si cerchi di reinventare anche un modo di scrivere e produrre tipico degli anni passati (parlo soprattutto per l'Italia) nei quali la realizzazione di un film era legata a movimenti culturali e rispondeva a precise esigenze formative del pubblico e non quelle di mercato degli sponsor.

1 commenti:

Suedehead ha detto...

Sei come al solito un grande: di tutti quelli che conosco, siete solamente in due a poter fare una citazione da Vogliamo i colonnelli!

Ciao da

Compagnuccio Simon