15 gennaio 2007

La ricerca della felicità

di Jack Fertile

Questa fase della vita vorrei intitolarla “Giudicare con la propria testa, o perlomeno provarci”. Ed io ci provo.

La ricerca della felicità è un film ben girato (Muccino), con una bella fotografia (Papamicheal), con una ispirata colonna sonora (Guerra), magistralmente interpretato (Smith padre e figlio), ma non è un grande film.

Costruito abilmente il contrasto stridente tra il diritto alla felicità, sancito dalla Dichiarazione di Indipendenza, e lo strapiombo della povertà in cui si ritrovano i “senza tetto”, il film non rinuncia a meccanismi collaudati e, quindi, prevedibili, su cui sono state costruite mille altre storie: il padre che costruisce e illumina una rappresentazione del mondo che risulti meno dura per il figlio, la fine di un matrimonio segnata da un differente atteggiamento di fronte alle difficoltà quotidiane, l’ostinazione che, alla fine, finisce col pagare nell’inseguimento di un desiderio.

I primi anni ’80, l’edonismo reaganiano, i molto ricchi e i veramente poveri restano sullo sfondo di una storia che pretende di affermare che è sufficiente custodire e proteggere i propri sogni perché aumenti la probabilità che si avverino: il principio è sacrosanto, ma quanto “peserà” per riequilibrare il mondo regolato dalle legge 80 vs. 20 in cui l’80% della ricchezza è detenuto dal 20% della popolazione?

Il merito del film lo cercherei, per tutti questi motivi, allora altrove: nell’aver concesso a Muccino di raccontare una storia americana con l’occhio dello straniero che la bellezza e la poesia chiede al suo sguardo e non alle cose del mondo.

4 commenti:

Gabwiewe Muzvino ha detto...

Abwev sebrib warew bvuo?

deliriocinefilo ha detto...

mi ha sorpreso stavolta Muccino, ho trovato la sua regia misurata e quasi sensibile direi. ciao!

Noodles ha detto...

la frase riassuntiva iniziale credo sia la migliore silloge per questo film. Assolutamente d'accordo. E a me Muccino (in Italia) mi è particolarmente indigesto.

Anonimo ha detto...

Muccino si è snaturato per approdare ad Hollywood...vabbè tutto scorre...
bel film...ma niente di stravolgente che possa coinvolgere la sensibilità italiana...Col governo Prodi...poi...si sogna alla grande!!!
Ragà tutti in america...
forse lì la succursale di San Precario è più organizzata e ci potrà salvare dal nostro presente in bilico e futuro in forse...
W LA MORTADELLA