30 aprile 2006

H2Odio

di Ferdinando Carcavallo

Non sono certamente un fan del regista Alex Infascelli. Non mi è piaciuto Almost Blue e considero Il siero della vanità un' opera alquanto imbarazzante per la sua superficialità. Devo ammettere, pero', di aspettare con curiosità di vedere H2Odio, film che se anche già dal titolo si presenta banale (io al liceo avevo coniato VH2O come formula del latte) ha comunque l'attrattiva di essere il primo lungometraggio italiano ad essere distribuito direttamente in DVD e per lo più nelle edicole (allegato a La Repubblica e L'Espresso). L'operazione, che già negli USA è un dato di fatto, mi sembra interessante per gli sviluppi che potrà avere come forma di distribuzione alternativa, anche se nello specifico non possamo parlare ancora di distribuzione indipendente (L'Espresso non è L'Internazionale). Certo il pilota di questa operazione non poteva essere Tornatore o Salvatores, ma bisogna riconoscere al gruppo editoriale il merito di aver rischiato comunque un pochino puntando su un regista giovane (non tra i migliori) e su un genere (il fantasy-horror) che in Italia sta prendendo piede soprattutto nelle produzioni indipendenti (Il mistero di Lovecraft). Rotto il ghiaccio con Infascelli ci auguriamo di vedere in futuro delle proposte in DVD di film di qualità che non sono riusciti ad arrivare al grande pubblico e non solo ri-proposte di filmoni che nelle sale hanno già incassato milioni.
Apprendiamo da L'Espresso che dopo la distribuzione in DVD il film di Infascelli sarà disponibile sui videofonini, PSP e VideoPod. Tutto ciò ci intristisce un po', in quanto già la visione televisiva di un film non può essere considerato cinema, figuriamoci poi sui 2.2 pollici e cuffiette.

La recenZOne

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26 aprile 2006

Tre rose per Franco e Ciccio

L'ottava puntata di Tre Rose, il podcast dell'ottimo Francesco Moriconi dedicato al cinema italiano di genere, è la prima parte di quattro speciali monografici sui mai abbastanza acclamati Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. C'è voluto un po' di tempo in più per avere on line questa attesissima puntata di quello che ormai è diventato un appuntamento immancabile per i cinefili della rete, ma l'attesa è pienamente gratificata da una ricchezza di contenuti davvero sbalorditiva. Stavolta Tre Rose ha superato se stesso osando con successo in un'operazione storiografica (la prima parte ripercorre la carriera dagli esordi agli anni '60) supportata da documenti audio originali e la ricostruzione del critico e storico cinematografico Paolo Albiero, autore di quel bellissimo libro su Lucio Fulci che è Il terrorista dei generi (edizioni Un mondo a parte).

L'ottava puntata di Tre Rose è disponibile sul sito di Tempi moderni o direttamente QUI.

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22 aprile 2006

21 aprile 2006

19 aprile 2006

Bumba atomika: la minaccia alcoolica di giovani imprenditori

Senesi Michele (pseudonimo di Michele Senesi) è un simpatico movie-maker alle prese con la produzione in digitale del suo primo lungometraggio intitolato Bumba Atomika del quale vi riporto testualmente la trama reperita sul sito web del progetto:

Inizio del nuovo secolo (non importa quale). Siamo in una cittadina di collina poco distante dal mare, della provincia marchigiana. Al mare non ci sono ancora turisti o se ne sono appena andati, il che colloca il film o verso il mese di maggio o circa a settembre inoltrato, al massimo si nota in giro qualche tedesco arrivato in anticipo (o in ritardo, dipende dal mese).
Protagonisti sono quattro (im)probabili studenti dei primi anni di università.
Luca è la mente pensante del gruppo e voce narrante del film, appassionato di serial killer. Un tempo frequentava un altro gruppo ma dopo una rapina finita male ha perso tutti i compagni. Solo uno rimane, Camillo, e sta per uscire di prigione. Camillo è il meno equilibrato del gruppo, persona passionale e fatta di contrasti, violento, vive con una vecchia, ricca, zia. Il nuovo gruppo riformato da Luca pronto per andare a recuperare in prigione Camillo, annovera altri due membri, Berna e Cin Cin. Berna (Bernadette Bathory) è l’unica donna dei quattro, sociopatica, appassionata di informatica ed elettronica, trascorre la sua vita tra internet e videogiochi. Cin Cin (Camillo) è figlio di una ricca famiglia locale in continua crisi tra il frequentare gli altri tre e seguire una strada più umana indicatagli dalla sorella a cui è molto legato. Unica passione e ragione di vita dei quattro è l’alcool. Non si tratta di una tensione sregolata alla sballo tout court, ma di una ricerca sistematica e certosina dell’abuso anormale di raffinate marche di vini e liquori fino al totale svuotamento dei portafogli. Una volta al verde sorge il loro più grosso problema e conflitto, ossia dove reperire denaro per continuare ad assumere dosi irreali di alcool. La casuale morte della zia di Camillo dà una risposta alla domanda tramite la mente squilibrata di Berna; la ragazza mette un annuncio in internet e scopre che esistono non poche persone interessate all’acquisto di un cadavere. Inizia da qui una spirale inarrestabile di tenace ricerca di cadaveri da rivendere via internet, un alternarsi di morte, alcool, e vicende grottesche nella spasmodica ricerca di un ideale e idillico mondo nuovo agognato da Camillo. E la frase simbolo dei quattro diventerà “siamo o non siamo dei giovani imprenditori?”

La produzione del film è talmente indipendente che la PALONEROfilm (dello stesso Senesi Michele) ha lanciato una campagna di adozione spontanea verso produttori, testate giornalistiche e aziende private che vogliano contribuire alla realizzazione/diffusione dell'opera.
La trama e l'idea sembrano divertenti e l'assoluta indipendenza della produzione non può che entusiasmarci, e per questo mettiamo a disposizione il piccolo spazio dio KinemaZOne alla sponsorizzazione del film.

In bocca al lupo.
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18 aprile 2006

Io amasso

di Ferdinando Carcavallo
Ma perchè Cronenberg, Beresford o altri americani per il film tratto da Io Uccido?
Possibile che i nostri produttori siano così diffidenti nei confronti dei registi italiani da voler andare sul sicuro affidandosi a tutti i costi agli americani?
Guardate che gli americani fanno tutto in casa. Se Brian De Palma porta sullo schermo il best seller di James Ellroy (The Black Dahlia) è perchè scrittore e regista sono sulla stessa lunghezza d'onda, hanno la stessa origine culturale.
Quindi, se si vuole andare sul sicuro nel portare sullo schermo il romanzo di uno scrittore astigiano bisogna guardarsi intorno nel territorio.
Uno dei più grandi registi italiani, con una invidiabile tradizione horror e thriller, è il romagnolo Pupi Avati. Affidate a lui il plot del film e vediamo se accetta o come Cronenberg nemmeno vi risponde sputtanandovi alla prima occasione.
Io già immagino un bel cast con Marcorè, Gianni Cavina e lo stesso Faletti, e visto che si parla di Formula 1, si potrebbe ambientare la soria a Maranello o al massimo a Monza.
Un po' di fiducia nella nostra cultura, che diamine...

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Secret Window

di Ferdinando Carcavallo

11/04/1991: Oggi ho usato ancora la mia macchina del tempo per andare a vedere in anteprima i film del futuro. Ho impostato la data a caso e sono finito nel 2005, e ho dovuto rubare un quotidiano perchè l'edicolante farneticava che le mie mille lire non erano più buone. Nello scorrere la pagina degli spettacoli ho trovato un film che faceva proprio al caso mio: Secret Window con Johnny Depp (quello di Edward Manidiforbice) e John Turturro (quello di Crocevia della morte) per la regia di David Koepp (uno sceneggiatore di belle speranze collaboratore di Spielberg) e tratto da un romanzo di Stephen King (quello di Carrie, Shining e Misery non deve morire). Un thriller, insomma, con tutte le carte in regola per essere un gran film. E infatti è un grande thriller. La storia, in pratica, è quella di uno scrittore (Depp) perseguitato da un tizio (Turturro) che sostiene di essere l'autore originale di un racconto che lui ha copiato. Lo scrittore cerca di difendersi dicendo di aver scritto il racconto prima di lui, ma il tizio lo minaccia per fargli pubblicare il finale cambiato del racconto e per convincerlo gli ammazza prima il cane, poi due amici e poi minaccia di uccidere anche la ex-moglie. Il finale è assolutamente sorprendente!!! E chi se lo immaginava...ora ve lo racconto, tanto fino al 2005 ve lo dimenticate. Allora, alla fine si scopre addirittura che lo scrittore è uno schizzoide dalla doppia personalità e che il tizio del plagio altro non è che lui stesso!!! Incredibile e spiazzante, no?

12/04/1991: Oggi sono tornato nel 2004 e ho visto un film con Robert De Niro (Nascosto nel buio) che sembrava bello ma poi a metà ho capito che era una cosa tipo Secret Window...

13/04/1991: Altro salto nel futuro (1999) per noleggiare una cassetta. Stavolta era Figth Club. Era pure bello, ma che cacchio!!! Ancora gente che sdoppia la personalità! E cosi' non c'è sfizio.

14/04/1991: un piccolo salto per vedere La metà oscura di Romero. Qua almeno la doppia personalità te la rivelano subito...

15/04/1991: Oggi niente macchina del tempo. In TV stasera danno Angel Heart di Alan Parker. Speriamo in qualcosa di originale.

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15 aprile 2006

Il mistero di Lovecraft - Road to L.

di Ferdinando Carcavallo

Il segreto di Lovecraft (Road to L.) è sicuramente una delle opere cinematografiche italiane più originali, fresche, interessanti degli ultimi dieci anni, e proprio per questo impossibile da vedere a cinema (è girato completamente in digitale), ma acclamatissimo ai festival in giro per il mondo. Finalmente è uscito in DVD per la Raro Video e così sono riuscito a vedere questo film che inseguo ormai da più di un anno, diventando ormai un'ossessione. L'ho visto di notte, approfittando della veglia al sonno instabile della piccola, e credo di aver così creato il contesto migliore per il film.
Per chi non lo sapesse, Il mistero di Lovecraft è un mockumentary, ovvero un finto making-of di un documentario vero (H.P. Lovecraft - ipotesi di un viaggio in Italia, contenuto nel DVD) he racconta del ritrovamento di un diario attribuito al maestro della letteratura horror H.P. Lovecraft e che ne proverebbe un sogiorno in Italia. Il film di Federico Greco e Roberto Leggio ci mostra come i realizzatori del documentario (un ragazzo e una ragazza americana, due registi italiani e un fonico spagnolo) nel ripercorrere il viaggio raccontato nel diario si siano imbattuti in misteriorsi riti presudo-dionisiaci e creature mostruose che ricorrono nella poetica dello scrittore di Providence.
Il film mi ha entusiasmato e terrorizzato allo stesso tempo. Tutto il mondo misterioso raccontato, il Polesine, i filo’, la biblioteca Marciana, erano tutte cose delle quali avevo sentito parlare ma di cui ignoravo il fascino.
Il film ha solo qualche piccolo debito nei confronti del celebre The Blair Witch Project (giusto il finale) e nonostante che per il 70% si parli inglese, alla fine è un lavoro che valorizza e diffonde un aspetto della nostra cultura popolare e tradizionale non molto conosciuta.

Le comunità del delta del Po che fanno vita a se e rigettano qualsiasi tipo di intrusione dall’esterno coltivando il mito del terrore per creature mostruose mi ha ricordandoto la comunità di The Village di Shyamalan. E poi, quello che più conta per valutare la riuscita di un mockumentary, è il fatto che mi abbia lasciato pieno di dubbi. Dubbi su quanto di quello che ho visto fosse fantasia, sceneggiatura e quanto fosse vero. Credo di poter afermare senza sembrare pomposo che Il mistero di Lovecraft, per la sua caratteristica di essere in pratica "il making-of di se stesso", possa essere definito meta-cinema. Non un cinema nel cinema ma un cinema fuori dello schermo.
Un lavoro come questo avrebbe dovuto prima di tutto essere finanziato come opera di interesse culturale nazionale, mentre invece (che tristezza) fatica ad essere distribuito.
Consiglio a tutti di trovare l'occasione di vedere questo film o di comprare il DVD.
Sul sito del regista Federico Greco c'è il calendario aggiornato delle prossime proiezioni (per i Napoletani: a giugno è all'Ischia Film Festival).
Auguro a questo film tutta lafortuna che merita.

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Sito ufficiale

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14 aprile 2006

Confidenze troppo intime

di Ferdinando Carcavallo

A parte la diffidenza naturale (direi genetica) della mia generazione verso i film di autori universalmente acclamati, si è aggiunta nella visione di questo film il mio personale (e ottuso) "terrore di annoiarmi" che mi assale quando mi convinco a guardare un film francese. Per fortuna è andata bene. Confidenze troppo intime mi è piaciuto molto sotto tutti gli aspetti. Il tema della comunicazione uomo-donna è molto caro al cinema d'autore (a partire da Bergman) ma rivisto in questo contesto di commedia psicoanalitica è qualcosa di nuovo (per me). L'innamoramento tra i protagonisti nasce soprattutto dalla comunicazione, più nel non detto che nel confessato. Le confidenze molto intime del titolo, infatti, non sono i racconti delle perversioni erotiche del marito della infelice donna, ma piuttosto le angosce e i desideri di tenerezza del finto-pricanalista che la ascolta. Il film ha i tempi e le cadenze di una piece teatrale, con esterni ridotti al minimo e tutti gli eventi raccontati dai protagonisti senza il supporto di flashback o immagini evocative, eppure non si ha mai l'idea di essere estranei alla storia o di perdere il filo. Patrice Leconte riesce a mettere in primo piano i dialoghi come pochi registi oggi sanno ancora fare. Bravissimi e bellissimi tutti i personaggi, dal commercialista William (Fabrice Luchini) che ricorda il Polanski del L'inquilino del terzo piano, fino alla fascinosa Anna (Sandrine Bonnaire) che porta nelle espressioni del volto l'eredità cromosomica di cento anni di cinema francese. Ho eletto ufficialmente Laconte (del quale ho visto e apprezzato solo Il marito della parrucchiera) a regista da conoscere a fondo. Mi appresto a procurarmi L'uomo del treno che mi è colpevolmente sfuggito quando uscì nelle sale.


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12 aprile 2006

Da Sodoma a Hollywood

di Mamoru Chiba

Il Festival Internazionale di Film con Tematiche Omosessuali ritorna a Torino dal 20 al 27 aprile per la sua XXI edizione: 21 anni dedicati al grande cinema che esplora e costruisce l’immaginario queer.

Era il 1981 quando Ottavio Mai e Giovanni Minerba, stanchi di un certo cinema che utilizzava i personaggi omosessuali in ruoli marginali e/o offensivi, girano il loro primo film Dalla vita di Piero. Accolto positivamente al Festival Cinema Giovani di Torino, il film viene invitato in vari festival internazionali e Mai e Minerba si rendono conto che tanti film a tematica omosessuale non arrivano in nessun modo in Italia. Nasce così l’idea di un Festival che dovrà però attendere il 1986 per vedere la luce ottenendo anche il contributo della Provincia di Torino e della Regione Piemonte oltre all’importante sostegno artistico di altri importanti enti nazionali ed internazionali (Museo Nazionale del Cinema, British Council, Goethe Institut,…).
Grazie ad una curata selezione di film, anno dopo anno il Festival è divenuto una delle principali occasioni di dialogo e confronto per la comunità Queer come per il grande pubblico. Il Festival ha anche il merito di aver fatto conoscere in Italia registi come François Ozon, Gus Van Sant, Derek Jarman, Todd Haynes e, recentemente, Eytan Fox e Apichatpong Weerasethakul.

Ospite d’onore della XXI edizione del Festival sarà Jeanne Moreau. L’attrice introdurrà le anteprime di due film che la coinvolgono direttamente nelle vesti di interprete del nuovo capolavoro del regista francese François Ozon, Le temps qui reste, sugli schermi italiani grazie a Teodora Films, e di attrice e co-produttrice della sorprendente pellicola del regista bosniaco Ahmed Imamovic, Go West.
Nell’ultimo film di Ozon, l’attrice veste i panni della nonna del protagonista, Romain (Melvil Poupaud), un bellissimo giovane minato da una malattia incurabile. I due vivono un rapporto di profondo amore, accomunato dall’esperienza imminente della morte, naturale o violenta che sia.
In Go West, invece, Jeanne Moreau raccoglie in un breve recitativo finale, nei panni di una giornalista, l’esperienza lacerante di un giovane omosessuale di Sarajevo, della sua lotta per la sopravvivenza e la fuga da una Jugoslavia dei primi anni Novanta irrimediabilmente annullata dagli orrori di una guerra fratricida.

Oltre ai film in concorso, il Festival offre una retrospettiva dedicata ad uno dei più affermati registi britannici: Ken Russell. Oltre alla presenza del grande regista, il pubblico potrà apprezzare i film e i programmi televisivi da lui realizzati, tra cui i cult Donne in amore, I diavoli, L’altra faccia dell’amore e Messia selvaggio.
Inoltre ci saranno gli omaggi dedicati al regista francese Alain Guiraudie (nuovo talento cinematografico di cui saranno proiettati tutti i film realizzati a partire dai primi anni ’90), alla regista statunitense di film e documentari sperimentali Barbara Hammer ed al regista visionario e psichedelico di Hong Kong Yonfan.
Un ulteriore omaggio sarà dedicato, in occasione del centenario della nascita, al regista mito Luchino Visconti con la proiezione di un documentario del 1999 di Carlo Lizzani. Una raccolta di testimonianze ed interviste rilasciate dalle grandi personalità che hanno collaborato con Visconti e ne hanno condiviso l’epopea artistica, tra cui Claudia Cardinale, Suso Cecchi d’Amico, Alain Delon, Vittorio Gassmann, Massimo Girotti, Burt Lancaster, Jean Marais, Marcello Mastroianni, Francesco Rosi, Franco Zeffirelli.
La sezione Europa Mon Amour, dedicata alla riscoperta delle produzioni europee, sarà dedicata alla realtà queer turca, il cui passato e presente saranno esplorati attraverso film, documentari e videoarte. Uno sguardo su una realtà così vicina all’Europa per cultura e stile di vita, ma al tempo stesso ancora separata da questa. Il superamento dei confini sarà il fine della sezione.

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11 aprile 2006

Cronenberg doesn't kill

di Ferdinando Carcavallo

Mesi fa il produttore Aurelio de Laurentiis aveva dato per quasi certa la notizia dell'ingaggio di "nientepopodimenoche" David Cronenberg per la direzione dell'adattamento di Io uccido di Giorgio Faletti. Era stato così convincente nell'affermare questa grande notizia che il (fino a ieri) autorevole Database del cinema IMDB aveva accettato di inserire la scheda del film I kill di Cronenberg come in preparazione.

Andando a leggere bene le dichiarazioni, però, appariva abbastanza lampante che di certo c'era soltanto il fatto che De Laurentiis aveva inviato a Cronenberg il libro e lo script del film, e basta. Così noi, pur compiacendoci per la sola possibilità che il fatto fosse vero (insomma, un libro italiano adattato da uno dei migliori registi al mondo...) avevamo infantilmente ironizzato sulla questione dicendo di aver anche noi spedito a David Lynch una copia di un romanzetto giovanile (mai pubblicato) e che, essendo arrivata la ricevuta di ritorno della raccomandata, potevamo in tutta tranquillità affermare che il film si sarebbe fatto.

Il 29 marzo è successo che David Cronenberg, evidentemente dopo aver letto la notizia su KinemaZOne (perchè, non puo' essere?), ha dichiarato che il film I kill "non esiste", che ha letto libro e script ma non gli sono piaciuti e che ha intimato a IMDB di eliminare la scheda del film dal Database.

"Cosa ci insegna questa storia?" chiederebbe il mio parroco. Beh, innanzitutto che non c'è da fidarsi di De Laurentiis, ma soprattutto che non c'è da fidarsi della stampa ufficiale. La bufala di De Laurentiis fu sbandierata dappertutto, mentre la smentita ufficiale (stavolta) è stata riportata solo da un blogger. Non dico altro.

L'unico certo impegno futuro del regista canadese, per ora, è Maps to the stars (anche London Fileds, riportato da IMDB, pare non sia niente di concreto), mentre l'atteso Painkillers è temporaneamente sospeso.
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A history of violence

di Ferdinando Carcavallo
Non è certo uno dei migliori film di Cronenberg questo A history of violence, ma è comunque una bellissima occasione di vedere all'opera il regista canadese.
Il fatto che un po' delude è ritrovarsi un Cronenberg molto più regista che autore. Grandissima tecnica, quindi, e intense atmosfere erotiche e di tensione che ricordano i capolavori del regista, ma il problema principale è il plot del film che non è dei più esaltanti. Cronenberg è un artista puro, e in quanto tale il suo talento per venir fuori al meglio deve essere stimolato (vedi Spider), e la storia di un gangster che cerca di sfuggire al proprio passato per amore della famiglia in effetti è abbastanza deboluccia. Non ho letto la graphic novel di Wagner & Locke, autore anche di quell'Era mio padre che proponeva un tema molto simile, e quindi non so dire quanto l'adattamento cinematografico (di John Olson) sia stato fedele alla storia originale, ma prescindendo da ciò quello che ci troviamo davanti è un lussuosissimo noir interrotto. Sembra davvero che ci sia dell'altro non visto e non raccontato per tutto il corso del film. I personaggi appena accennati, il passato tanto orribile del protagonista mai del tutto svelato sono sicuramente delle caratteristiche che, se da un lato contribuiscono a tenere alta la curiosità, lasciano un po' spiazzati quando lo spettatore arriva alla fine del film pieno di aspettative.
Le tre scene di sparatorie sono dei veri gioielli di regia e montaggio. I volti dei cattivi deturpati dalle pallottole sono una vera e propria firma di Cronenberg che non disturba semmai affascina chi conosce il regista e ne apprezza la riuscita contestualizzazione.
In fin dei conti in A history of violence un (rispettabile) film su commessa e, visti i risultati, se fosse stato questo l'atteggiamento con il quale Cronenberg avrebbe affrontato la realizzazione di Io uccido (dal libro di Faletti) sarebbe stato soddisfacente, ma come dichiarato recentemente dallo stesso Cronenberg non gli è mai passato per la mente di fare questo film.


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06 aprile 2006

Vademecum per giovani elettori

Questo è un post di ufficio, un servizio che KinemaZOne intende fornire a quei lettori che, avendo compiuto la maggiore età negli ultimi cinque anni, si accingono a votare alle politiche per la prima volta.

Allora, come saprete benissimo quando domenica o lunedi andrete a votare avrete una grossa scheda rosa. Come già vi ha informato la TV su questa scheda non dovrete fare altro che mettere una X su un simbolo di qualsiasi coalizione, ma la TV non vi ha spiegato bene quali saranno le conseguenze di una X su un simbolo o su un altro.

Ora cercheremo di chiarirvelo.

Come votare per cambiare il governo.
Se credete che sia giunto il momento di madare a casa berlusconi, in modo che non faccia (e faccia fare a noi) figuracce in giro per il mondo e la smetta di utilizzare il nostro paese e le nostre istituzioni per i fatti suoi, dovrete mettere una croce su uno dei simboli del terzo rettangolo della figura.
Badate bene, pero', che anche se è vero che ogni voto su un qualunque simbolo contribuisce ad aumentare la probabilità di mandare berlusconi e fini a casa, è anche vero che bisogna fare attenzione a chi si sta mandando al governo in sostituzione. E' bene che sappiate, quindi, che le persone che si nascondono dietro il simbolo dell'UDEUR o SOCIALISTI fino a poco fa erano nella coalizione di berlusconi e fini ed in qualsiasi momento potrebbero un domani ripensarci e portare i vostri voti ancora a loro.

Come votare per tenere l'attuale governo.
Se credete che l'Italia così com'è sia un bel posto dove vivere, che l'azienda di vostro padre sia abbastanza solida da potervene fregare del fatto che i giovani non riescono a trovare un lavoro degno di questo nome, che la magistratura sia un fastidioso ostacolo alle manovre finanziarie della vostra famiglia, che un eventuale ripristino della tassa sulle successioni potrebbe crearvi difficoltà un domani nel mantenimento delle vostre ville, che un'adeguata distribuzione del peso fiscale possa costringervi a vendere una delle vostre barche o il vostro cavallo da corsa preferito, che le persone più adatte a governare il paese siano gli ex-fascisti, i leghisti e gli speculatori edilizi, che appoggiare l'eccidio americano in Iraq sia una mossa coerente con i principi cattolici-cristiani e etici, che calcolare lo stipendio medio degli italiani negli anni convertendoli in una valuta che si è svalutata del 53% serva a sentirsi più ricchi, allora dovete porre la X su uno dei simboli del secondo rettangolo della figura, quello sul quale capeggia la scritta MUSSOLINI, per intenderci. In questo caso potete anche non fare alcuna distinzione tra i vari simboli. Sono tutti uguali.

Buon divertimento.


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04 aprile 2006

Coglioni!

Oggi una delle più alte cariche dello stato mi ha dato pubblicamente del coglione. Non potendo rispondere a tono in quanto non godo dell'immunità parlamentare mi limito a riportare qui il testo trascritto dell'invettiva che ho subito.

(www.corriere.it)«Ho troppa stima per l'intelligenza degli italiani per credere che ci possono essere in giro tanti coglioni che votano per il proprio disinteresse». A dare del «coglione» agli italiani che voteranno a sinistra è il presidente del consiglio Silvio Berlusconi che, intervenendo a Confcommercio aggiunge: «Scusate il linguaggio rozzo ma efficace...». Parlava, il premier, di lavoro. E ai commercianti spiegava la sua proposta di utilizzare «le Poste che è la più grande banca italiana, per concedere microcrediti con garanzie dello Stato. Lo faremo in uno dei primi Cdm perchè, sono sicuro, saremo ancora lì».


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