08 novembre 2006

Un passo più lungo

Omar Pesenti è giovane (29 anni) e vuole fare il regista e come tutti i giovani che vogliono fare i registi, nell'attesa di avere l'accasione giusta, si organizza come può a produrre i primi cortometraggi.
Con l'aiuto del digitale (miniDV), la benevolenza e la passione di amici e parenti e una bella dose di talento e ostinazione personali Omar è arrivato alla realizzazione di Un passo più lungo, un mini-noir sullo stampo dei gloriosi maestri americani dalla trama semplice e amara.
Il "passo" al quale il titolo si riferisce è quello di un maturo (e capoccione ;-P) detective privato che per una volta, stanco di inseguire mogli infedeli per conto di mariti cornuti, accetta di occuparsi di un caso più stimolante come il ricatto di una giovane e ricca signora; ma probabilmente con questo titolo Omar ha voluto coprirsi di mopdestia etichettando come "passo più lungo della gamba" la decisione di misurarsi con un genere così glorioso per la sua prima sortita.
Il risultato ha certamente tutte le caratteristiche dei lavori amatoriali, ma fanno ben sperare l'uso dosato che Pesenti fa degli stereotipi di genere (bianco e nero, voce fuori campo, carrellate, dissolvenza incrociata) e la sapiente direzione di attori visibilmente non professionisti.
Vale la pena sempre di guardare le opere prime e incoraggiare i giovani talenti, ma in questo caso più che in altri chi può dovrebbe anche investire nelle capacità di Omar.
Credo che risentiremo parlare di lui.

12 commenti:

Ale ha detto...

Kinemazone talent scout, stavolta sei andato a scovare proprio al nido!!! ;-)
Tenerissimo comunque.
A tratti ricorda TURBAMENTI, la telenovela padana di "Mai dire TV"...

BenSG ha detto...

Secondo me è girato piuttosto bene e, sebbene alcune cose siano visibilmente e inevitabilmente troppo amatoriali (e ci mancherebbe altro, per fortuna!), la scelta della voce calda di (vado a leggere) Max Stefany è azzeccata a tal punto da "nobilitare" ulteriormente il corto.
Un'unica cosa davvero negativa: e la storia? Anche se tecnicamente regge, il cortometraggio pecca nel soggetto... Che dici?

Per il resto tanto di cappello per un'opera prima, bravo Omar!!!


BenSG

Kinemazone ha detto...

Beh, la storia non c'è. Non esiste. credo che più che un cortometraggio nel vero senso del termine, questo di Omar sia un esercizio stilistico. In questo senso è ben riuscito.

Omar, che ci dici della storia?

Kinemazone ha detto...

Qualcosa in più sulla lavorazione del corto la troviamo in questa intervista.

BenSG ha detto...

Scusate, mi sono scordato di citare anche le ottime musiche!!!

BenSG

Kinemazone ha detto...

E io mi ho scordate di dicere che pure i dialogi erano assai buoni. ;-)))

Anonimo ha detto...

Ciao ragazzi, grazie 1000 x i complimenti e i consigli, ne farò tesoro!
x quanto riguarda la storia, devo dire che io sono un po' di scuola DePalma, quindi + interessato sicuramente all'aspetto visivo (a raccontare x immagini) piuttosto che alla sceneggiatura impeccabile.
In ogni caso la cosa particolare che volevo fare, era provare a raccontare una storia in cui i colpevoli sono + o - tutti, ma non si scopre perché. Anche nei noir + pessimisti in genere l'investigatore scopre tutto e poi magari soccombe, ma lo spettatore risolve così il caso. Io invece volevo che il caso, la storia, fosse indecifrabile in un certo qual modo, irrisolvibile. Così quando l'investigatore muore e finisce il film, anche lo spettatore un po' muore, cioè non ha alcuna informazione in +, resta con un senso di vuoto.
Ecco queste erano le mie intenzioni, non so se ci sono riuscito però... se volete comunque avere delucidazioni sulla trama (che un po' esiste in effetti) io sono qui, basta dirlo!

Grazie,

Omar

Kinemazone ha detto...

Ne' io ne' BenSG (attento a tirar fuori De Palma con lui ;-)) ci riferivamo alla sceneggiatura. Questa, anzi, è abbastanza ben fatta(ottimi i flashback e giusti i tempi). Il problema è proprio nella trama. Tu hai voluto dare allo spettatore lo stesso punto di vista del protagonista che finisce in una storia senza comprenderne il significato, pero' durante il racconto dài degli indizi (il bigliettino, la fotografia, il sospetto che il ricatto sia falso) che inevitabilmente lo spettatore raccoglie. Il fatto che sia un morto a raccontare la propria fine è senz'altro anche questo un omaggio al genere (Viale del tramonto, B. Wilder) ma è inevitabile che la visione lasci l'amaro in bocca e un senso di insoddisfazione che nuoce all'effetto totale.
Opinione personale, ovviamente.

Anonimo ha detto...

Dipende: il senso di insoddisfazione, l'amaro in bocca, sono gli effetti che cercavo, quindi x me giova all'effetto totale. Gli indizi servono proprio ad alimentare la storia, a montarla, e quindi ad incrementare l'effetto finale di caduta.
Credo comunque di non essere ben riuscito a gestire l'ultima scena, forse è troppo veloce. La morte avviene di colpo, mentre forse un pestaggio più crudo, un crescendo + ricercato, avrebbero lasciato già intuire la morte, con un conseguente incremento nella suspence e nella tensione.
Però la storia che volevo era proprio questa: l'investigatore muore senza sapere perché, senza motivo.
Un depalmiano doc (a proposito, lo conoscete il suo sito? http://members.fortunecity.it/gpuccio/depalma.htm) mi ha messo il dubbio che forse la storia che ho scelto non è proprio da corto... può essere in effetti. Il finale andava fatto meglio (come la sparatoria d'altronde)!

Omar

p.s.
Occhio a parlare di De Palma con me!!! :)))))

Kinemazone ha detto...

Aggiungerei che il cappello del detective avrebbe dovuto essere almeno di due misure più grande ;-)

Anonimo ha detto...

bwahahhaha
è vero, è solo che mio padre ha un testone!!! la testa di chiunque ci ballava lì dentro, ma la sua... :))))

BenSG ha detto...

Ferdinando, mi fai morire e quoto entrambi i tuoi interventi, cappello compreso!!! ;o)))

Omar, da 'ste parti il vecchio Brian ce lo abbiamo nel sangue!!!


Ciao!!!


BenSG