10 febbraio 2006

Ombre rosa

di Ferdi Carcavallo

Non conosco a fondo le problematiche che devono oggi affrontare gli omosessuali, ma immagino che al di là dei diritti civili per i quali si battono uno dei principali disagi della loro condizione sia essere considerati persone diverse solo per un particolare intimo e privato come la preferenza sessuale.

In fondo nella nostra vita sociale ci troviamo ad essere interessati alle preferenze sessuali al massimo di una decina tra le persone che incontriamo abitualmente. L'interesse per le caratteristiche del compagno di letto di un nostro collega di ufficio (a meno che non aspiriamo a diventarlo noi stessi) dovrebbe essere equivalente a quello che riserviamo al suo ascendente zodiacale, visto che difficilmente ci troveremo a dover utilizzare questa informazione. Invece, dal momento che l'argomento sesso è ancora oggi (più che mai) quello che sembra più interessarci, accade che l'abitudine sessuale di un individuo diventa il suo biglietto da visita e quindi un omosessuale è prima di tutto un omosessuale e poi tutto il resto. Ritengo che non ci potrà essere emancipazione dei gay finchè non ci sarà un'emancipazione della nostra mentalità e del nostro costume. Finchè i media, il marketing e l'informazione vorranno continuare a sftruttare il tema sessuale per attirare la nostra attenzione le differenze sessuali saranno sempre delle barriere.

Il cinema, ad esempio, non ci propone mai (o raramente) l'omosessuale come una persona qualsiasi con una preferenza erotica particolare, ma solo omosessuali che vivono, agiscono, soffrono e gioiscono solo per il sesso. Sarebbe una grande conquista per i gay essere rappresentati al cinema come persone normali che oltre a fare l'amore fanno altre cose, ma non sarebbe una rappresentazione gradita al mercato. Il modo più dirompente e scandaloso (in senso buono) di rappresentare un gay sarebbe rappresentarlo come una persona comune che riserva al sesso l'importanza che merita senza lasciare che condizioni l'intera vita. Inevitabilmente la presenza di un personaggio omosessuale in un film scatena una serie di equivoci e situazioni ormai scontate legate esclusivamente alla sua sessualità.

I cowgay di Ang Lee non sparano, non inseguono gli indiani, non vanno in cerca di fuorilegge, ma sono soltanto ossessionati da quello che loro succede dalla vita in giù, in una sorta di caricatura nelle peggiori rappresentazioni goliardiche. Non sono sicuro che questo modo di porre le cose aiuti la causa gay.

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5 commenti:

Mamoru Chiba ha detto...

[…] Quel che Jack ricordava e rimpiangeva con un’intensità che non poteva soffocare né capire era la volta che, in quella lontana estate sulla Brokeback, Ennis gli era andato alle spalle attirandolo a sé, il silenzioso abbraccio che placava una sete condivisa e asessuata.
Erano rimasti così per un pezzo davanti al fuoco, le fiamme che lanciavano sprazzi rossastri di luce e l’ombra dei loro corpi che era un’unica colonna sulla roccia. I minuti scanditi dal cipollone rotondo nella tasca di Ennis, dai rami accesi che si trasformavano in tizzoni. Le stelle trapassavano gli ondulati strati di calore al di sopra del falò. Il respiro di Ennis era lento e tranquillo, lui canticchiava a bocca chiusa, oscillava un poco nella luce delle faville, e Jack si addossava a quel battito regolare di cuore, alle vibrazioni sonore simili a corrente elettrica e, in piedi, era stato preso da un sonno che non era sonno ma una specie di trance sonnolenta, fino a che Ennis, ripescando dal tempo dell’infanzia, prima che sua madre morisse, una frase arrugginita ma ancora utilizzabile, disse: “Ora di andare a letto, cowboy. Coraggio, stai dormendo in piedi come un cavallo” e diede a Jack una scrollatina, una spinta, e si allontanò nel buio. Jack sentì il tremito degli speroni mentre Ennis montava in sella, le parole “Ci vediamo domani”, e lo sbuffo fremente del cavallo, battito di zoccoli sui sassi.
In seguito quell’assonnato abbraccio si era solidificato nella sua memoria come l’unico momento di autentica, incalzante felicità nelle loro separate e difficili esistenze. Niente l’offuscava, neppure sapere che Ennis allora non l’aveva abbracciato di fronte perché non voleva vedere o sentire che si trattava di Jack. E forse, pensava, non erano mai andati più in là di quello. Va bene, non importa. […] da “Gente del Wyoming” di E. Annie Proulx

I cowboy che sparano, inseguono gli indiani e vanno in cerca di fuorilegge sono soltanto un’invenzione di Hollywood personficata nei film con John Wayne. I cowboy, lo dice la parola stessa, sono soltanto “vaccari”, uomini che badano a mandrie o greggi di pecore. E tali sono i cowboy di Ang Lee.
Scrivi che sono ossessionati dal sesso, ma non mi pare che sia vero o almeno che lo sia come per ogni altro giovane uomo. Ricorda che all’inizio della storia i due protagonisti non hanno ancora vent’anni. Pensi forse che se fossero stati un uomo e una donna nei loro incontri negli anni seguenti si sarebbero scambiati soltanto teneri abbracci e casti baci?
E non mi pare che negli ultimi anni al cinema si rappresentino omosessuali che lasciano condizionare la loro vita dal sesso. A quali film ti riferisci? Non mi dirai mica che parli de “Il matrimonio del mio migliore amico”?
Spero soltanto che non ti sia lasciato confondere dalla dottrina cattolica per cui gli omosessuali sono accettati a patto che pratichino l’astinenza.

Kinemazone ha detto...

Che c'entra l'astinenza, Mamoru? Intendo dire soltanto che nel cinema il campo di azione dei personaggi omosessuali è sempre limitato alla sfera sessuale. Un po' come succedeva con i neri di Hollywood fino a un po' di tempo fa. Un nero era sempre un "fratello" e la sua vita era condizionata dal razzismo dei bianchi. Oggi, per fortuna, non è più così e con disinvoltura un nero, pur mantenendo tutte le caratteristiche della sua cultura, può vestire i panni di qualsiasi personaggio ed essere protagonista di qualsiasi tipo di trama non per forza legata al fatto di avere un particolare colore della pelle. Sarebbe auspicabile che imparassimo al più presto ad avere la stessa considerazione della omosessualità come una caratteristica e non come un'appartenenza ad una etnia.

Anonimo ha detto...

Vi informo che da secoli le DONNE si trovono nelle stesse condizioni.

Mamoru Chiba ha detto...

Io continuo a non capirti… magari se fai qualche titolo forse riesco a comprendere meglio. A me non pare che in tempi recenti ci siano film come quelli di cui parli. Fortunatamente invece da qualche anno si è interrotta la serie di film che vedevano i personaggi omosessuali sempre vittime dell’AIDS!!! Vi sono invece commedie divertenti e spiritose come “Il Club dei Cuori Infranti” (USA, 2000) che parlano soprattutto di amicizia e serial TV come “Will & Grace”. ^__^

Kinemazone ha detto...

Cavolo, Mamoru. Io mi riferivo proprio ai titoli che hai citato... ;-)