20 febbraio 2006

Belcanto

di Ferdi Carcavallo
Bernardo Bertolucci è quello che si può definire un regista di frontiera, o meglio internazionale. Non si sa mai se definire il suo cinema italiano, americano o francese.
Altra sua paticolarità, ritengo sia quella di migliorare con gli anni. Credo che The Dreamers (ah, Eva Green) e Io ballo da sola (ah, Liv Tyler) siano di gran lunga opere migliori di Ultimo Tango a Parigi (ah, Maria Shneider) o Il Conformista (ah, Stefania Sandrelli), ma non di Novecento (ah, Dominique Sanda).
Bertolucci appare ancora ispirato e con delle cose da dire, anche se queste cose hanno radici nella storia più o meno recente.
Oggi Bertolucci è alla vigilia di un nuovo lavoro che si intitolerà Belcanto, ancora in preproduzione, adattamento del romanzo omonimo di Ann Patchett che racconta la storia della convivenza forzata tra un gruppo di terroristi e i loro ostaggi, una piccola comunità internazionale nella villa del vicepresidente di uno stato Sudamericano. In questo terribile contesto trova spazio anche una storia d'amore tra una soprano ed un ricco uomo d'affari giapponese.
Beh, non ho letto il libro, e la trama, così com'è, sembra più adatta ad un'opera di Zeffirelli, ma sicuramente il contesto della storia consentirà al maestro di sbizzarrirsi nell'allestire quadretti intinti di passioni politiche, sociali, sentimentali e pscologiche per andare avanti oltre le 2 ore canoniche di un normale film.
Chissà se anche stavolta vorrà avvalersi delle pennellate del mio amico Vittorio Storaro.

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1 commenti:

Noantri ha detto...

All'inizio non capivo. In una storia di terrorismo eccetera, dove potesse essere la chiave porno di Bertolucci (che è notoriamente un regista di film porno da edicola e pochissimo di più). Poi ho letto che la scena portante riguarda una festa in maschera in cui certi volti mascherati prendono in ostaggio parecchie donne e ci si divertono in parecchi modi, e allora ho capito.

Grazie Bernardo!
Corro in edicola!
[Ste]