30 gennaio 2006

Le cinque variazioni

di Ferdi Carcavallo

Mi ero sempre chiesto da dove fosse tratto quel particolarissimo disegno di un uomo che si fa la barba visibile un po' dovunque si parli di cinema. Oggi, finalmente, ho scoperto che quella immagine non è altro che una delle variazioni dell'essere umano perfetto di Lars Von Trier. Le Cinque variazioni è un non-film del 2003 che esprime alla perfezione l'odio - in quanto massima espressione dell'ossessione - del regista danese per il cinema attraverso il resoconto di un gioco perverso che Trier intraprende col conterraneo regista Jorgen Leth, autore di un suggestivo cortometraggio intitolato L'uomo perfetto, e al quale sottopone di rifare cinque riedizioni del film secondo direttive e vincoli che lui stesso impone, con l'obbiettivo di farlo cadere nella banalizzazione e distruzione del mito di quel piccolo gioiello di perfezione. Alla fine del gioco Trier conviene che il distacco che Jorgen Leth usa nel suo lavoro è davvero autentico, al punto che ogni volta che rielabora la sua opera, qualunque siano le condizioni e i limiti, riesce a far qualcosa di migliore.

Non credo di avere la preparazione culturale idonea a leggere il film con altre chiavi di lettura, ma ritengo che il gioco di Trier possa essere utilizzato oggi come paradigma per analizzare il contesto contemporaneo in cui, da Hollywood a Cinecittà, il cinema sta riguardando se stesso producendo un numero di remake oltre la soglia del sopportabile.

Se si prescinde dalle motivazioni economiche che un'operazione come un remake sicuramente soddisfa, sembrerebbe quasi che il cinema di oggi abbia con quello di ieri lo stesso atteggiamento di Trier con il filmetto di Leth. Un Peter Jackson che rifà King Kong o uno Spielberg che ambienta La Guerra dei mondi ai giorni nostri, sono forse anch'essi mossi dal desiderio di banalizzare e distruggere l'opera originale, o per lo meno a misurare quanto questa sia valida al punto da essere considerata perfetta.

Oggi stiamo facendo un'esperienza. Tra qualche giorno speriamo di comprenderla.



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3 commenti:

Teo ha detto...

Ottimo film veramente...

un'esercizio di arte cinematografica... come pochi possono permettersi di fare... quello che più mi ha impressionato è che von trier ce la metteva tutta a mettere in difficoltà Leth, ma lui ne usciva sempre meglio... mi sono piaciute tutte e cinque le variazioni...

Joe Berenguer ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Redmond B ha detto...

E' il manifesto audiovisivo di DOGMA 95. Inoltre pare che ci sara' una sorta di sequel, in cui sara' Leth a rifare un cortometraggio giovanire di Von Trier.